Queste tre settimane a Bruxelles sono volate, eppure mi sembra di aver vissuto molto più a lungo qui, tanto intensa è stata l’esperienza. Sono arrivata con un po’ di timore: un nuovo corso, una città sconosciuta, tre settimane lontana da casa. Ma fin dal primo giorno ho capito che questa avventura mi avrebbe lasciato un segno profondo.
Il corso di francese B2 è stato impegnativo, con mattinate dense di grammatica, ascolti e discussioni, ma anche divertente grazie ai miei compagni, provenienti da ogni parte del mondo. Parlare insieme, spesso inciampando in parole che non trovavamo subito, ci faceva sorridere e allo stesso tempo ci avvicinava. Ogni giorno mi rendevo conto di fare piccoli progressi: riuscire a esprimere meglio un’idea, a raccontare un’esperienza, a comprendere una battuta. È stato bello vedere come la lingua diventasse sempre meno un ostacolo e sempre più un ponte.
Bruxelles, intanto, mi accoglieva con la sua incredibile multiculturalità. È una città che non smette mai di sorprenderti: nelle strade più popolari sentire centinaia di lingue é all’ordine del giorno, mentre nei caffè eleganti del centro ti ritrovi immerso in un’atmosfera europea e internazionale. Passeggiando per le vie, a volte mi fermavo ad ascoltare: fiammingo, francese, inglese, spagnolo… tutto mescolato come in un’unica grande melodia.
Ci sono stati momenti difficili, soprattutto la sera, quando la nostalgia di casa si faceva sentire. Avrei voluto raccontare di persona alla mia famiglia le luci dorate della Grand Place al tramonto, o condividere con le amiche una gaufre ancora calda presa per strada. Ma anche questi piccoli vuoti mi hanno insegnato qualcosa: a cavarmela da sola, a cercare nuove connessioni, a godermi il silenzio e i miei passi nella città.
Ho avuto il privilegio di visitare luoghi che resteranno impressi nei miei ricordi. La Grand Place, maestosa e quasi irreale di notte; il quartiere di Ixelles, dove ho trovato piccole librerie e caffè accoglienti; e poi il Museo Magritte, che mi ha affascinata con la sua atmosfera sospesa, surreale. Ho amato anche i momenti più semplici, come leggere un libro al Parco del Cinquantenario o osservare le vetrine delle cioccolaterie nel quartiere del Sablon.
Se un domani qualcuna mi chiedesse consigli per visitare Bruxelles, direi: lasciatevi guidare dalla curiosità. Entrate nei vicoli laterali, assaggiate le patatine fritte (davvero migliori di qualsiasi altra parte!), fermatevi davanti ai murales di Tintin che decorano gli edifici, prendetevi il tempo per osservare le persone e ascoltare le lingue che riempiono la città.
Bruxelles è tanto più bella quanto più ci si lascia sorprendere. Ora che torno a casa, sento di portarmi dietro molto più di nuove competenze linguistiche. Porto con me una maggiore fiducia, nuove amicizie e soprattutto la sensazione di aver conosciuto una città che, con la sua multiculturalità e il suo calore discreto, sa davvero arricchire chi la vive.
Ovviamente quest’esperienza non sarebbe stata così indimenticabile senza la presenza di Dragana, mia compagna di viaggio e altra vincitrice del Premio, che mi ha fatto da « sorella maggiore » quando mi mancavano i miei cari, con la quale ho condiviso lunghe passeggiate per esplorare la città e altrettante conversazioni che mi ricorderò per sempre.
Non può mancare un enorme ringraziamento alla famiglia Simonato e a tutti gli amici del Premio Marinella, senza i quali tutti i questi nuovi ricordi e ed esperienze non sarebbero stati possibili: premi come questo sono indispensabili per donare alla nostra generazione una nuova sensibilità e una visione più ampia di ciò che ci circonda.

