
Chi mi conosce sa che amo viaggiare, sono curiosa di imparare nuove lingue, e le mie scelte scolastiche e accademiche lo dimostrano, mi piace stare in mezzo alla gente e scoprire sia piazze famose che vicoli sconosciuti: questo premio mi ha regalato tutto quanto assieme!
Ma il Premio Marinella non è solamente un viaggio o un corso di francese, oppure una vacanza: è un’esperienza che mi ha permesso di arricchire conoscenze e competenze.
È un’esperienza talmente ricca che permette di maturare capacità sia a livello tecnico (migliorare il proprio francese attraverso il corso intensivo di lingua presso Alliance Française) sia a livello organizzativo (puoi gestire il tuo tempo e le tue risorse al meglio), ma soprattutto a livello personale, perché arricchirsi a livello culturale e umano ha un valore che non è quantificabile.
Il vero premio che ho ricevuto, e che ha reso tutto ciò possibile, è soprattutto il tempo: il corso di francese prevedeva tre settimane intensive per il miglioramento del proprio livello di lingua, ma, per agevolare l’adattamento e soprattutto l’apertura e la scoperta di nuovi luoghi come voleva Marinella, il viaggio è stato organizzato in modo da farci arrivare a Bruxelles qualche giorno prima e ci ha permesso di rientrare in Italia quasi una settimana dopo la fine delle lezioni: in pratica, un soggiorno di quasi un mese.
Un mese sembra un lasso di tempo incredibilmente breve, considerando l’intera vita, ma per chi ama viaggiare è come se fosse una benedizione.
Molto spesso siamo abituati a organizzare viaggi della durata di 4/5 giorni in cui si corre da una parte all’altra della città per cercare di visitare il più possibile nel tempo a disposizione; invece, avere un mese, ben organizzato, ti permette di conoscere al meglio i luoghi che stai visitando (non solo le città principali, ma anche le chicche come i festival e gli eventi locali, anche quelli dei luoghi più nascosti e meno turistici).
Permette di concederti il giusto tempo per vivere la “reale” vita del luogo in cui ti trovi: non hai i minuti contati per visitare la Cattedrale, puoi camminare per il centro senza sentirti obbligato a correre, puoi scorrere tra le vetrine dei negozi della città e puoi anche fermarti a mangiare un “gaufre” sedendoti al bar, senza doverlo mangiare in piedi tra un’attrazione e l’altra, puoi sederti ad una “guinguette” con gli amici conosciuti durante il tuo viaggio e respirare l’aria di una città immensa e cosmopolita, puoi andare a fare la spesa per i pranzi e le cene e ritrovarti che, pur con la globalizzazione, ci sono anche negozietti caratteristici e con prodotti locali mai assaggiati.
Camminando per le strade di Bruxelles puoi osservare tutte le persone che ti passano accanto e accorgerti quanta meravigliosa diversità si possa trovare in una città che è un carrefour, in cui milioni di persone, chi per lavoro, chi per turismo, si ritrovano da ogni parte d’Europa e da ogni parte del mondo. La mia percezione è stata proprio quella di aver trovato un ambiente molto stimolante rispetto al lavoro, alle opportunità, alle occasioni mondane e non, e alle persone interessanti da conoscere e da scoprire.
Anche il corso di lingua, pur nella sua organizzazione scolastica, ha raggruppato persone provenienti da ogni parte del mondo e, attraverso le attività interattive dello stesso, sono venuta a conoscenza di molte abitudini o particolarità tipiche, ad esempio, della Nuova Zelanda, dell’Egitto, della Finlandia, della Germania, dell’America…tutte in una sola volta.
È straordinario vedere persone così diverse, per età, cultura e abitudini, radunate in un unico luogo con un obiettivo comune: imparare il francese per integrarsi meglio a Bruxelles e cogliere le varie sfumature che il trasversale inglese non sempre consente, anche per lavorare con maggiore efficacia in un contesto sia multietnico che fortemente caratterizzante (magari un giorno ci arriverò anche io, chi lo sa).
E infine, ma non ultimo, le conoscenze e le amicizie che ho stretto durante questo periodo hanno contribuito a implementare la mia rete personale e a rafforzare il mio ponte con il mondo.
È un’esperienza che non dimenticherò mai e auguro a quante più persone possibili di mettersi altrettanto in gioco per riuscire ad andare “al di là del ponte”.


